Tra il 1992 e il 1999, John Bunting e i suoi complici uccisero 11 persone nell’Australia Meridionale. Otto corpi furono scoperti nei barili di una banca abbandonata.
Il 20 maggio 1999, la polizia dell’Australia Meridionale entrò nel caveau di una banca abbandonata a Snowtown, circa 150 chilometri a nord di Adelaide. All’interno di sei barili di plastica furono scoperti i resti di otto persone. Il ritrovamento rivelò una serie di 11 omicidi, commessi nell’arco di sette anni da un gruppo guidato da John Justin Bunting.

Il massacro di Snowtown: gli omicidi e la falsa giustificazione
I delitti furono commessi tra il 1992 e il 1999, prevalentemente nei quartieri periferici di Adelaide e in altre località dell’Australia Meridionale. Nessuno degli assassini o delle vittime proveniva da Snowtown e soltanto l’ultima vittima, David Johnson, venne uccisa all’interno della banca. Il nome della cittadina rimase legato al caso perché lì furono nascosti gran parte dei corpi.
Bunting era affiancato da Robert Joe Wagner e, durante gli ultimi delitti, dal giovane James Spyridon Vlassakis. Quasi tutte le vittime erano parenti, amici, partner o conoscenti degli assassini. Bunting sosteneva di voler colpire presunti pedofili, ma le sue accuse erano spesso fondate su pregiudizi, voci o ostilità personali e confondevano deliberatamente pedofilia e omosessualità .
Alcune vittime furono torturate e obbligate a registrare messaggi destinati ai familiari, così da far credere che fossero ancora vive. Gli assassini utilizzarono inoltre documenti, conti bancari e sussidi delle persone uccise. Il denaro non fu l’unico movente, ma contribuì alla scelta di alcune vittime e ai tentativi di nascondere le loro morti.
La scoperta e le condanne
Oltre agli otto corpi rinvenuti nel caveau, altri due furono trovati nella proprietà precedentemente occupata da Bunting. Il corpo della prima vittima, Clinton Trezise, era già stato scoperto nel 1994, senza che all’epoca venisse individuato il collegamento con il gruppo. Anche i resti di Suzanne Allen furono recuperati, ma nessuno venne condannato per la sua morte: per questo non viene conteggiata tra gli 11 omicidi giudiziariamente attribuiti alla serie.
Vlassakis si dichiarò colpevole di quattro omicidi e testimoniò contro Bunting e Wagner. Nel 2003, al termine di un processo durato undici mesi e con oltre 220 testimoni, Bunting fu condannato per 11 omicidi e Wagner per 10. Entrambi ricevettero l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
Mark Ray Haydon non venne riconosciuto colpevole di omicidio, ma fu condannato a 25 anni per avere aiutato a nascondere sette delitti e i corpi, compreso quello della moglie Elizabeth. Fu liberato nel 2024 dopo avere scontato l’intera pena. Vlassakis ricevette l’ergastolo con un periodo minimo di 26 anni e, nel giugno 2026, risultava ancora detenuto mentre la decisione sulla sua possibile liberazione veniva sottoposta a un nuovo esame.